L’ultima volta del convoglio groovy su rotaia soul fu qualche anno fa con l’album d’esordio “Rendez-Vous” (Scenario Music). Le atmosfere cinematografiche, l’organ jazz – non solo per i feticisti del genere ma anche per quelli del dancefloor soul coperto di borotalco – e l’attitudine “mod” del trio guidato dall’organista Francesco Gazzara erano gli ingredienti evidenti del disco che, per vari motivi legati alle altre attivit à dei componenti della band, non conobbero mai un vero debutto dal vivo.
Oggi finalmente Hammond Express torna sia in studio che dal vivo con “Another Steppin’ Soul” (Irma La Douce),  un tribute album ricco di cover northern soul degli anni ’70 e della Motown fine Sixties. Nel disco ci sono le rivisitazioni di molti classici dei “soul allnighters”, originariamente interpretati da nomi come  The Tams, Booker T. & The MG’s, Four Tops, The Millionaires, The Supremes, Judy Street, Curtis Mayfield. Adesso anche in Italia sarà possibile ballare nella stessa serata su brani come “Be Young Be Foolish Be Happy”, “What”, “Never For Me” o “Move On Up”, mentre un organ trio li esegue dal vivo. Non solo, l’album contiene anche delle cover dal repertorio “007” di John Barry, come “Goldfinger” e “Diamonds Are Forever”, più una chicca tutta italiana: una versione con l’hammond di “Stadium”, storica sigla TV di “Domenica Sprint”.
Quello di Hammond Express è il set ideale per mod parties, aperitivi lounge, art galleries e allnighters soul.

  TRIO
 Organ & keyboards: Francesco Gazzara
 Bass: Massimo “Sir Blofeld” Sanna
 Drums: Giuliano Ferrari

  GUESTS
 Vocals: Lily Latuheru
 Flute, baritone and tenor sax: Dario Cecchini
 Percussion: Mirtao

File under: northern soul, acid jazz, funk, beat
Sounds like: Booker T. & The MG’s, Brian Auger’s Oblivion Express, JTQ…

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“Another Steppin’ Soul”: alcune cover…


1) “Be Young Be Foolish Be Happy” – The Tams
Il suo ritmo shuffle spinge sempre i mods in pista e fa muovere il piedino e le mani anche a chiunque frequenti un soul club. Hammond Express parte dalla rielaborazione strumentale di Booker T. & The MG’s e risale all’originale dei Tams.

2) “I Can’t Help Myself (Sugar Pie Honey Pie)” – Four Tops
Un classico Motown non poteva mancare, nello stile dell’organista Earl Van Dyke,  che con la Soul Brotherhood trasformò una buona fetta di repertorio made in Detroit in brani strumentali ad hoc per le sonorit à dell’Hammond.
 
3) “Inner City Blues” – Marvin Gaye
Si, è un capolavoro di Marvin Gaye. Ma qui la versione di riferimento è quella altrettanto geniale dell’organista inglese Brian Auger con i suoi Oblivion Express, contenuta nell’album “Closer To It” del 1973. Tante anche le versioni successive,  ricordate quella dei Working Week ?

4) “Goldfinger” – John Barry
Il primo a riportare in auge il più celebre tema bondiano fu il James Taylor Quartet nel 1985, ancora prima della nota cover del tema di “Starsky&Hutch”. In seguito l’ha ricantato la stessa Shirley Bassey con i Propellerheads. Hammond Express riprende l ’arrangiamento beat del primo JTQ.

5) “Diamonds Are Forever” – John Barry
Un po’ come i Fun Lovin’ Criminale fecero con “All The Time In The World”, gli Hammond Express riattualizzano il potenziale funk groove di questo ennesimo  classico di 007. Strizzando l’occhio ai magnifici stacchi orchestrali di John Barry.

6) “What” – Judy Street
Un inno del northen soul, brano tirato e insieme ricco di armonie romantiche. Ancora non ne esisteva una versione dignitosa per organ trio. Hammond Express ce la mette tutta per ricreare il sound da atmosfera acrobatica di club anni ‘70 come il Casino di Wigan o il Mecca di Blackpool.

10) “Nobody Does It Better” – Marvin Hamlisch
Non temete, la versione del brano non è la stessa della hit tratta da “La Spia Che Mi Amava”, sempre dalla serie 007. Lì era una lenta ballata interpretata da Carly Simon, qui diventa un southern funk ballabilissimo, in linea con un ’altra versione strumentale tanto potente quanto sconosciuta: quella del compianto organista americano Richard “Groove” Holmes.

11)  “Never For Me” – The Millionaires
Un'altra gemma northern soul, una delle tracce preferite del DJ inglese Eddie Piller – mod storico della scena londinese e fondatore della label Acid Jazz – che ha suggerito direttamente agli Hammond Express l’idea di coverizzare questo brano.

12) “Hot Barbecue” – Jack McDuff
Un classico del boogaloo, la vera essenza del jazz da dancefloor. Riscoperto dal DJ Baz Fee Jazz in piena era acid jazz londinese, questo  brano era suonatissimo e ballatissimo alle serate Dingwalls di Camden Town alla fine degli anni ’80.
ò una buona fetta di repertorio made in Detroit in brani strumentali ad hoc per le sonorit à dell’Hammond.

13) “Green Onions” – Booker T. & The MG’s
Un altro richiamo della foresta per il popolo del soul e per i mods. Un giro di organo che ha fatto storia, creato da chi in seguito rese possibile l ’avventura della Blues Brothers Band. Impeccabile la versione di Hammond Express, con una sola variante: il celebre riff di chitarra viene suonato, altrettanto impeccabilmente, dal bassista.
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